Cenni storici

Il Patriziato di Gordevio ha una lunga storia che risale al medioevo. Fondata intorno all'anno 1200, questa istituzione era originariamente un'organizzazione di famiglie nobili locali, che si occupava di amministrare le proprietà terriere e di difendere i diritti dei loro membri.

Nel corso dei secoli, il Patriziato ha subito diverse trasformazioni, ma ha sempre mantenuto la sua funzione principale di preservare e promuovere la cultura e le tradizioni locali. Nel XIX secolo, il Patriziato è stato coinvolto in importanti progetti di sviluppo del territorio, come la costruzione di strade e ponti, l'irrigazione dei campi e la creazione di opere pubbliche.

Oggi, il Patriziato di Gordevio continua a svolgere un ruolo importante nella vita della comunità locale. La sua attività principale è quella di amministrare le proprietà terriere e di gestire le attività agricole e forestali del territorio. Inoltre, il Patriziato organizza diverse attività culturali e ricreative, come feste, sagre e manifestazioni per valorizzare le tradizioni e le usanze locali.

Il Patriziato di Gordevio è una delle istituzioni più antiche e prestigiose della Valle Maggia, e la sua storia è indissolubilmente legata alla storia e alla cultura della nostra regione. Siamo orgogliosi di essere parte di questa tradizione secolare, e ci impegniamo ogni giorno per preservarla e valorizzarla per le generazioni future.

Il Patriziato di Gordevio ha sempre dato molta importanza alla gestione del territorio e alla valorizzazione delle proprie risorse, che col passare degli anni hanno mutato di rilavanza.  Fino al 1960 erano i boschi al centro delle attività patriziali; quello del Gheggio in particolare, situato direttamente sopra il paese. Qui ogni attività era rigorosamente regolata e le trasgressioni venivano sanzionate con delle ammende, come testimoniano gli archivi patriziali. Questa selva era chiamata Bosco Sacro e aveva principalmente la funzione di protezione dell’abitato, funzione di grande rilevanza anche tutt’oggi. Gli altri boschi erano sfruttati per la produzione di legname e hanno fatto in modo che in passato il Patriziato di Gordevio disponesse di mezzi finanziari ben superiori a quelli del Comune.

Il Patriziato si è pure fatto promotore della conservazione delle varie cappelle, che si incontrano lungo i sentieri dei monti. Grazie ad una generosa donazione iniziale elargita dall’ingegner Caroni e alla successiva ricerca di fondi, si è proceduto, in collaborazione con l’Associazione per il patrimonio architettonico della Vallemaggia, alla sistemazione o al rifacimento dei tetti in piode delle cappelle. Un importante intervento lo ha richiesto la Cappellona di Mergozzo, la cui copertura era completamente crollata durante l’incendio del 2002 (incendio che aveva distrutto 22 cascine del comprensorio).
 

Nell’ottica di preservare le testimonianze del passato, il Patriziato ha acquistato dalla Parrocchia gli alpi di Pizzit, Valàa, Corbella e Chiegg.

Presidenti dal 1945


Eugenio Laloli, Celso Nicola e Orlando Laloli


Segretari dal 1958


Eli Ottolini, Luciano Gaggioni e Floriano Maddalena


Membri dal 1957


Carletto Zanoli, Celeste Maddalena, Beniamino Filipponi, Geremia Zanoli, Arturo Giorgi, Remo Berguglia, Ezio Berguglia, Giulietto Laloli, Marco Berguglia, Gaudenzio Maddalena, Luciano Gaggioni, Giancarlo Gaggioni, Flavio Berguglia, Daniele Bianchi e Francesco Maddalena

Supplenti dal 1961


Dante Zanoli, Giuseppe Giorgi, Clemente Zanoli, Arturo Giorgi, Giglio Bianchini, Pietro Giorgi, Fausto Filipponi, Clelia Gaggioni e Simone Zanini

Nel 1971 il municipio di Gordevio indisse un concorso di idee per dotare il comune di in nuovo stemma.

Alla fine di gennaio 1972, i progetti presentati furono sottoposti al vaglio di una speciale commissione composta da Giorgio Cheda, Giuseppe Martini e Silvio Baccaglio. La scelta dei commissari cadde sul progetto così descritto: “Interzato in palo, il primo di rosso; il secondo d’argento alla croce patente cucita d’oro accompagnata da due gigli dello stesso, in capo e in punta; il terzo d’azzurro”. Ma poi la commissione rimaneggiò il progetto vincente e propose una sua versione dello stemma, che descrisse in questi termini: “Fondo bianco e rosso in diagonale, separati da una striscia blu, con la croce patente sul campo rosso e due gigli rossi sul campo bianco”. Il municipio decise di far allestire il gonfalone come alla proposta della commissione e incaricò il pittore Silvio Baccaglio di preparare il progetto esecutivo in grandezza naturale. All’inizio di marzo di quello stesso anno un municipio rinnovato uscì dalle elezioni comunali. Di stemma e gonfalone non se ne parlò più.

Cinque anni dopo, nel 1977, nel corso di un’assemblea comunale il municipio venne invitato a riprendere l’iniziativa. Fu quindi deciso di recuperare “il progetto proposto dalla commissione a suo tempo nominata” e accettato dall’esecutivo di allora. In realtà, optando per un gonfalone così descritto “In mezzo una striscia color blu con l’iscrizione di Gordevio in bianco, nella parte destra fondo rosso con due gigli bianchi, a sinistra fondo bianco con la croce patente di colore rosso e blu”, la proposta della commissione era tutt’altro che rispettata. E ancora diverso risultò il prodotto finale, confezionato dalla ditta Siegrist di Langenthal e costato franchi 300,70: sulla bandiera infatti il nome del comune non apparve.

I simboli che figurano sullo stemma di Gordevio fanno riferimento a due aspetti della vita comunitaria, quello civile e quello religioso.

I due gigli simboleggiano le due “squadre” o frazioni di Villa e Brièè, di cui già si componeva l’antica vicinìa, e ricordano il riscatto dei diritti dei Muralto avvenuto nel 1446. La croce patente sta a ricordare l’isituzione della confraternita dei trinitari. Nel 1647 fu infatti conferita al parroco la facoltà di creare dei trinitari laici dell’Ordine religioso della Santissima Trinità, imponendo loro davanti all’altare omonimo lo scapolare recante la croce dell’Ordine di colore rosso e azzurro. Questa croce figura sulla pergamena d’investitura, sull’antico stendardo in dotazione dei trinitari e sulla pala d’altare dipinta da Carlo Agostino Meletta nel 1832.

Il 29 aprile 2007 il popolo dei comuni di Avegno e di Gordevio accettò a larga maggioranza la creazione di un nuovo comune chiamato Avegno Gordevio.

Nel 2012 il municipio di Avegno Gordevio decise di consegnare ufficialmente e a pieni poteri gli stemmi dei comuni di Avegno e di Gordevio ai rispettivi Uffici patriziali. Unitamente alle bandiere, l’uso dello stemma fu dato illimitatamente in uso ai due Enti: Il passaggio di consegne fisico voleva pure garantire la continuità delle due comunità, nell’ambito delle loro competenze e della loro autonomia, per mantenere la propria individualità e permettere comunque da parte dei propri cittadini patrizi una chiara identificazione nel nuovo Comune.


Testo di Augusto Gaggioni.